MAMMA MBUTA

Il sogno di Aimee si avvera

Lettera tratta da Quaderni, acp-2004; 11


"Cari amici,
sono Chiara Castellani, ginecologa, responsabile di programmi di assistenza materno-infantile in Nicaragua (1983-89) e in Congo (dal 1991 a oggi). Fin dall’inizio della mia esperienza in Nicaragua dovetti immediatamente constatare gli effetti deleteri dell’allattamento artificiale sullo stato di nutrizione e sulla morbi-mortalità per diarrea dei bambini con meno di un anno.
Fu però solamente quando mi trovai in una realtà marginale rurale, con una popolazione estremamente povera, che disposi di termini di confronto concreti, quasi paradossali: nei villaggi più poveri e isolati, dove la guerra condizionava situazioni di miseria e di mancato accesso all’assistenza sanitaria, la malnutrizione aveva una prevalenza superiore al 50% nei bambini con meno di 6 anni, ma i lattanti (regolarmente allattati al seno perché non c’era altro alimento disponibile a causa della guerra) erano degli stupendi bambini grassocci e sveglissimi, talora a scapito delle madri, denutrite esse stesse per l’incapacità economica di procurarsi alimenti nutritivi. La malnutrizione infantile era una conseguenza immediata dello svezzamento, non esistendo alternative alimentari di buon tenore proteico. Viceversa, nel centro urbano in cui si trovava l’ospedale, vi erano alcune famiglie che non potrei definire ricche ma che potevano permettersi la spesa del latte artificiale: era fra i loro figli che riscontravo i casi di diarrea cronica e di marasma infantile precoce. Nel 1987, l’anno in cui la guerra fu più dura, la principale causa di morte ospedaliera fu la diarrea. Su 27 decessi per diarrea, 26 furono in minori di 1 anno. Tutti meno uno erano allattati artificialmente e con un deficit nutrizionale moderato o grave associato. L’allattamento artificiale favoriva anche gravidanze ravvicinate, favorendo ulteriori circoli viziosi di povertà e malnutrizione. Il dato meno comprensibile di questa situazione era che chi utilizzava il latte artificiale lo faceva convinta di spendere i suoi pochi risparmi per meglio nutrire il proprio bambino, “come fanno in Europa”, mentre le madri che non avevano la possibilità materiale di acquistare il latte in polvere si sentivano quasi in colpa del fatto che la povertà impedisse loro di garantire il meglio ai propri figli: quando mi sinceravo con loro se stavano allattando al seno, mi sentivo rispondere con rammarico: “non ho altro”. Eppure in quegli anni il governo sandinista stava portando avanti delle campagne di promozione dell’allattamento al seno, utilizzando anche media (come la radio) diffusi nelle zone rurali; la pubblicità al latte in polvere come ai biberon era severamente proibita. Ciononostante persino alcuni miei colleghi, in perfetta buona fede, prescrivevano il latte artificiale in situazioni in cui non sussistevano reali controindicazioni all’allattamento materno. Anche nella zona in cui attualmente opero in Congo la guerra e l’isolamento stanno minando le poche risorse economiche della popolazione; la malnutrizione è diffusissima, ma non nel minore di un anno, perché la sola forma possibile di alimentarlo è l’allattamento materno. Persino il piccolo rimasto orfano viene allattato da una “mama mbuta”, normalmente un’altra madre presente nella famiglia allargata, normalmente già nutrice di un altro bambino.
Chiara Castellani


Questo breve “racconto” di Chiara Castellani se da una parte sintetizza i benefici nutrizionali del latte materno, dall’altra è una crudele testimonianza degli effetti deleteri del mancato allattamento naturale nelle regioni povere del mondo; ci induce a riflettere sull’eticità della pubblicità dei sostituti del latte materno e sull’impegno che tutti dovremmo profondere nel rispettare il Codice di Commercializzazione dell’OMS.
Sergio Conti Nibali



Chiara Castellani è ginecologa, unico medico per centomila abitanti in una zona di cinquemila chilometri quadrati, lavora in un ospedale abbandonato dai belgi a Kimbau nella Repubblica democratica del Congo, senza acqua ed energia elettrica.
Per contattarla, per informazioni e per sostenerla con un contributo: visita il sito
http://www.kimbau.org/kimbau/i/2112.html

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